Made in Italy: l'importanza del mercato e dei prodotti locali | b-more
 

BusinessIl mercato del Made in Italy: l’importanza dei prodotti locali

16/05/20204

Il mercato del Made in Italy e l’importanza dei prodotti locali stanno diventando sempre più influenti nello sviluppo dell’economia italiana ma anche dell’economia internazionale.
Questo vuol dire che il Made in Italy ha un ruolo ormai cruciale nell’economia mondiale e nella proliferazione di nuove opportunità lavorative per l’import e per l’export di tutto ciò che viene prodotto in Italia, il cosiddetto Bel Paese, noto all’estero per essere dimora di una eccellente artigianalità.

In questo articolo approfondiremo alcuni concetti su questi prodotti e sui suoi trend di mercato:

Trend sul Made in Italy

Vediamo un po’ di numeri sul mercato del made in Italy per capire quanto sia importante produrre, vendere e distribuire prodotti tipici del nostro Paese. E’ possibile investire su risorse locali e arricchire così i professionisti italiani: secondo i dati di BrandZ Top30 Most Valuable Italian Brands 2019, il marchio Made in Italy cresce ogni anno di circa il 14% e il suo fatturato ammonta a circa 96,9 miliardi di dollari.

I settori in maggior crescita

Ma quali sono i settori in forte crescita nel Made in Italy?
Iniziamo dal terzo podio, su cui si trova il settore TLC. Le telecomunicazioni risultano un settore sempre più competitivo, seppur poco identificabile come prodotto tipico italiano. Infatti, i marchi della telefonia italiana stanno vedendo una crescita del 12%.
Mentre il secondo e il terzo podio del mercato del Made in Italy sono ricoperti dai famigerati marchi di lusso italiani e del prêt à porter, che raccolgono niente meno che una fetta pari al 40% del mercato locale.

É risaputo il fatto che l’Italia sia un Paese trasformatore di materie prime e che produca prodotti artigianali di alta qualità, in cui si rispecchia la cultura e lo stile italiano, che conquista il mercato straniero, anche grazie ad un apporto innovativo nella produzione dei prodotti.
I brand innovativi rappresentano infatti una crescita di questo mercato pari al 17%, mentre i brand locali che non sono considerati innovativi vedono una crescita dell’1%.

Dunque a ricavare maggiore profitto dal Made in Italy sono settori come moda, fashion, food & wine, che riuscirebbero ad incrementare il proprio business mettendo in atto adeguate strategie competitive, in cui rientrano anche adeguate strategie di comunicazione e marketing dove trova ampio spazio il web e il digital marketing.

Made in Italy e digitalizzazione

Anche per chi si occupa di Made in Italy, essere competitivi vuol dire familiarizzare con il digitale. E’ importante evidenziare il fatto che rispetto agli altri Paesi, l’Italia risulta ancora indietro per quanto riguarda la digitalizzazione. Dunque i brand che riescono a digitalizzarsi in modo professionale ed efficiente, grazie ad una adeguata formazione e a delle adeguate infrastrutture, sono quelli che meglio riescono a farsi conoscere all’estero, incrementando il business non solo grazie alla qualità dei loro prodotti ma anche grazie al potere della tecnologia.

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Il mercato del Made in Italy alimentare: cosa dicono le statistiche

Il mercato del Made in Italy alimentare, come affermano le statistiche, rappresenta la salvezza dell’economia italiana. Infatti l’Italia, che ancora non riesce ad uscire dalla crisi economica in cui è caduta nel 2008, è il Paese che meglio si differenzia rispetto agli altri, per la produzione di prodotti alimentari tipici e di qualità. I prodotti tipici italiani sono in grado di riscontrare un notevole ritorno dell’investimento sia sulle vendite effettuate in Italia (mercato interno) che sulle esportazioni all’estero.

Il settore agroalimentare è una leva economica ma anche culturale di grande importanza per il Bel Paese. Infatti, Coldiretti analizzando i dati relativi al commercio estero dell’Istat, rileva che nell’ultimo trimestre del 2019, il valore delle esportazioni dell’agroalimentare arrivano a ben 21,4 miliardi, registrando un aumento del 5,5%.

Una novità in questo campo è rappresentata dalle esportazioni negli USA dove si è registrato un aumento pari al 11%, combattendo dunque le difficoltà legate ai più recenti dazi per alcuni prodotti europei.

In Europa si è verificato un aumento del 5% relativamente al territorio francese, del 2% per la Germania e la Gran Bretagna. Il settore vinicolo invece attraversa anch’esso un periodo fortunato, riscontrando nei primi 9 mesi del 2019 un valore delle esportazioni di ben 3 miliardi, con un aumento pari al 3% rispetto all’anno 2018.

Per quanto riguarda lo scorso anno, l’Osservatorio Tuttofood che ha rielaborato le statistiche dell’Istat, afferma che nel 2018, l’agroalimentare ha riscosso un notevole tasso di crescita rispetto al PIL nazionale arrivando addirittura a 140 miliardi di Euro.

Il marchio Made in Italy

Il Made in Italy è un marchio molto imitato, addirittura vittima di economie truffaldine, che spacciano prodotti esteri come realizzati interamente in Italia, rientrando nel fenomeno chiamato “Italian Sounding”.

Il mercato del Made in Italy è un mercato incentrato soprattutto sull’export, che stando alle statistiche sopra nominate, ha attraversato una crescita del +3,6%, arrivando a ben 56,3 miliardi e rappresentando un valore pari al 12,2% tra le esportazioni italiane.
L’Istat afferma inoltre dal 2000 ad oggi l’export agroalimentare è più che raddoppiato a differenza dell’aumento del settore industriale nel suo complesso che è aumentato di 1,76 volte.

I prodotti italiani sono esportati soprattutto dalla Lombardia, dal Veneto e dall’Emilia Romagna, per arrivare principalmente nel mercato tedesco. Invece, rispetto ai paesi esportatori, l’Italia rappresenta il quarto Paese impegnato nell’export di prodotti agroalimentari dopo Germania, Francia, Stati Uniti e Cina.

Vi sono alcuni prodotti italiani che conquistano il mercato in modo repentino e molto profittevole, ad esempio il settore vinicolo italiano è stato protagonista nell’anno 2018, di un business di non poco conto. I dati Istat affermano che le esportazioni di vino italiano ammontano a 6,2 miliardi di euro, ovvero 200 milioni in più rispetto all’anno precedente. I mercati esteri preferiti del vino italiano sono stati quello statunitense e quello tedesco, che hanno visto un aumento del +4%.

Ma le crescite non finiscono qui: l’export verso la Francia ha segnato un +10,1% e verso l’Australia un +18,5%.

La varietà dei prodotti

L’Italia è un Paese produttore anche di pasta, formaggi, conserve, salumi, che conquistano italiani e stranieri da tutto il mondo. Nei negozi caratteristici al dettaglio riescono ad attirare l’attenzione soprattutto dei periodi delle festività, o durante l’estate, quando i turisti affollano le città italiane e decidono di informarsi sulla provenienza degli ingredienti di alcuni cibi.

I dati dell’associazione di categoria Assica affermano che tra il gennaio e il settembre 2018 sono state esportate nei Paesi europei più di 110.000 tonnellate di salumi, relativi ad un fatturato di circa 860 milioni di euro.

Made in Italy e Covid-19

Nonostante fino ai primi mesi del 2020 i trend fossero tutti positivi e facessero intravedere un futuro roseo per i prodotti realizzati in Italia, l’arrivo del virus ha cambiato i paradigmi.

A livello mondiale si prospetta un calo del commercio tra il 13% e il 32%, dati dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Questi effetti sono dovuti da una interconnessione e distribuzione mondiale della cosiddetta “Catena del valore“. Questo rallentamento dei flussi commerciali avrà un impatto anche sui prodotti targati Made in Italy, che vedono minori esportazioni verso i principali partner europei: Germania, Francia e Spagna.

Il vantaggio che questa situazione porterà sul mercato italiano sarà quello di dover accorciare la catena del valore, avvicinando gli stabilimenti ai luoghi di smercio finale e a una maggior digitalizzazione dei processi.
Attraverso l’uso del digitale sarà possibile amplificare quei concetti di creatività, innovazione e cultura di cui i prodotti realizzati nel nostro Paese beneficiano.

4 commenti

  • Salvatore

    25/03/2021 at 17:14

    L’abbigliamento del passato erano molto più belli di quelli attuali, erano tagli sartoriali, non come gli attuali tagliati industrialmente. Anche le cuciture di un vestito hanno oggi una cucitura industriale, gli abiti una volta lasciavano un margine per eventualmente allargare, oggi la stoffa impiegata è pochissima. Quello che mi sentirei di obiettare sull’uso di modelle, sono tutte altissime e magrissime, mentre le donne degli anni ’60 erano generalmente più genuine meno ardite nella scelta degli abiti, con classe e stile. Non credo che una dattilografa andasse a lavorare con i pantaloncini, all’epoca la gente era più perbenista o perbene?! Ma forse i tempi cambiano non importa se con un pantalone invernale non hai la possibilità di riscaldarti come un pantalone estivo vorresti indossare del Gambardine per sentirti al fresco ma lo hanno fatto sparire dal mercato perché troppo costoso! Chissà quante cose faranno sparire dal mercato per farle diventare minimaliste!

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  • Salvatore

    25/03/2021 at 17:26

    La nostra nazione per quella che identifica dovrebbe essere tutta protetta dall’UNESCO! Iniziando dal MADE IN ITALY ma la cosa più bella che noi le nostre creazioni le elargiamo gratis, molte delle cose create in Italia delle più elementari a quelle pi significative ed importanti, come la pizza per esempio, l’espresso, il cappuccino, se solo avessimo preteso i diritti d’autore, anche sulle menzogne dovremmo mettere i diritti d’autore! Quello che io dico, perché dobbiamo importare, cosa dobbiamo importare? Un paese come il nostro ha bisogno di esportare, anche solo l’idea altrimenti senza materie prime è destinato ad affondare nell’oblio!

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  • Salvatore

    25/03/2021 at 17:30

    L’Italia era una potenza scomoda, doveva sparire e così è stato
    italiani destinati a diventare poveri e ad andare tutti alla caritas?
    Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese. Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi. A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.

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  • Salvatore

    25/03/2021 at 17:40

    Io affermo che non basta scrivere made in italy per esserlo veramente, la gente non è stupida, sa come e cosa è il buono, e sa pure dove sta e da dove viene! lo fai fesso 1 volta ma poi basta! Bisogna dare il marcio solo a chi produce veramente in ITALIA, basta con i semilavorati che arrivano da qualsiasi parte del mondo! Il Made in Italy bisogna guadagnarselo!
    E ai democristiani gli dico, è difficile distruggere il made in italy, fino a quando ci sarà un vero italiano non potrete mai distruggerlo lo so che ci state provando ma vi garantisco che fallirete!

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